mercoledì 9 luglio 2008

L'attacco ai deboli

Hanno fatto incazzare anche il pacifico Moni Ovadia. E' un segnale che uno artista come lui sia costretto a ricordarci le forme di fascismo strisciante al potere in questo momento in Italia. Ha ragione Moni, non possiamo dialogare con chi vuole il ritorno del fascismo. E in questo è in sintonia con Beppe Grillo e Antonio Di Pietro che da tempo ammoniscono che non si può dialogare con Berlusconi. Il problema non è solo la persecuzione dei Rom in atto ma la persecuzione di tutti i deboli, dei poveri, di chi è in difficoltà con stipendi da fame e prezzi alle stelle. E' lo stesso Moni Ovadia a ricordarlo in una testimonianza a Peace Reporter.

"Bisogna far capire che se Gesù nascesse adesso nascerebbe in un campo nomadi, piaccia o non piaccia. E se non si capisce il valore profondo dei principi etici, laici o cristiani che siano, allora è la deriva, non si sa dove si va a finire. Sarebbe bene coinvolgere tutti, aldilà degli schieramenti politici. Per un cristiano che si riconosce come tale, l'aggressione all'umile, all'indifeso, al degradato, è un vulnus stesso al Cristianesimo. Cristo scelse di esercitare il suo magistero tra gli umili, tra gli ultimi, tra i disperati. Ignorare tutto ciò significa far implodere il Cristianesimo sotto una crosta insignificante". Questo afferma sempre il grande artista sefardita. Non so quanto la chiesa cattolica e il papa in questo momento se ne rendano conto. A parole predicano in favore degli ultimi ma si rendono davvero conto che Gesù Cristo è nelle baracche dei campi Rom? Se il Papa non se ne rende conto, ha ragione Sabina Guzzanti, il papa andrà all'inferno.

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